1989forevermore:

NEVER ask a taylor swift fan what their favorite song is unless you want to see them have a mental breakdown in front of you as they try to explain to you that they simply cannot choose one song

È che boh. Ci sono alcuni momenti nei quali mi fermo a guardarti. È qualcosa di strano, di complesso. Normalmente, nel corso della vita, è tutto molto semplice; siamo noi che lo rendiamo complicato. Beh, in quegli attimi in cui ti guardo, non c’è nulla di semplice. È come se quel momento si congelasse nella durata dei secondi. Un po’ come quando ti rendi conto di essere vivo e che il momento che stai vivendo in quel secondo non lo rivivrai ancora. E quell’istante in cui realizzi, rimane incastonato nella tua memoria come un chiodo. Ieri stavi suonando il piano, come se fosse una cosa normale per te, quasi scontata. Stavi lì, seduto e facevi scorrere le tue mani sulla tastiera come fosse una cosa semplice per te, come se stessi respirando. Ti guardavo. Stavo in silenzio. Dentro di me stavano succedendo mille e mille cose. Avevo centinaia di pensieri contrastanti che mi affluivano al cervello. Ed ho capito che era uno di quei momenti, forse il più importante. Tu non te ne sei accorto, stavi suonando quello strumento stupendo, accompagnato dalla tua leggerezza più unica che rara. Per te è tutto così, leggero. Sei come una farfalla. Ed io ad ogni nota che ascoltavo, sentivo un colpo al cuore. Eri concentrato sulla musica, tanto quanto io lo ero su di te. All’improvviso hai smesso. Mi hai guardata. Nemmeno mi ricordo cosa tu mi abbia detto. Sono rimasta in silenzio ed ho pensato: “Ma come cazzo è possibile che esista uno come te? Come ho fatto a conoscerti? E perché non mi stai baciando adesso?”. Tu hai continuato a suonare, sorridendo. Io ho continuato a sentirmi viva, sentendomi scaldata dalla tua presenza.